Buoni propositi, nuovo anno e il coraggio di cambiare… davvero!
La fine dell’anno porta con sé un’atmosfera particolare. È un tempo di bilanci, spesso silenzioso, in cui iniziamo spontaneamente a guardarci indietro e, quasi senza accorgercene, a proiettarci in avanti. È il momento in cui nascono i buoni propositi, quelli che riguardano la salute, il corpo, il modo in cui viviamo le nostre giornate.
Mangiare meglio, muoversi di più, prendersi più cura di sé.
Sono desideri legittimi, profondi, e nella maggior parte dei casi sinceri. Eppure sappiamo bene quanto spesso queste intenzioni restino tali, senza trasformarsi in azioni durature. Non per mancanza di volontà, ma perché il cambiamento, per essere reale, ha bisogno di basi più solide di un semplice entusiasmo iniziale.
Nella pratica dello yoga esiste un concetto che considero fondamentale e particolarmente prezioso in questo periodo dell’anno: il Sankalpa. Spesso viene tradotto come “intenzione”, ma ridurlo a questo sarebbe limitante. Il Sankalpa è una scelta consapevole che nasce dall’ascolto profondo, non da un desiderio superficiale.
Prima ancora di chiederci cosa vogliamo aggiungere al nuovo anno, è utile fermarsi a osservare cosa non vogliamo più portare con noi. Non è un passaggio simbolico o poetico, ma un processo concreto di igiene mentale ed emotiva. Dal punto di vista psicologico e neuroscientifico sappiamo che il cambiamento è più efficace quando avviene per sottrazione, non solo per accumulo. Abitudini disfunzionali, schemi di pensiero rigidi, ritmi eccessivi o modalità di autosvalutazione costante occupano spazio cognitivo ed energetico. Finché quello spazio non viene liberato, ogni nuovo proposito rischia di poggiare su fondamenta instabili.
Lasciare andare può significare interrompere una cattiva abitudine, ma anche riconoscere una versione di noi stessi che non ci rappresenta più: quella che vive sempre in affanno, che si muove per senso del dovere, che non ascolta i segnali del corpo. Il Sankalpa nasce proprio da questa presa di coscienza: non è ciò che dovrei fare, ma ciò che sento necessario per il mio equilibrio.
Quando si parla di nuovo anno, alimentazione e attività fisica sono quasi sempre al centro dell’attenzione. Non a caso: il corpo è il primo luogo in cui lo stress, la sedentarietà e gli eccessi si manifestano in modo evidente. Il problema, però, non è voler migliorare, ma come lo si fa.
Dal punto di vista delle scienze motorie sappiamo che cambiamenti troppo drastici, come allenamenti intensi improvvisi o restrizioni alimentari severe, attivano meccanismi di difesa fisiologica. Il corpo percepisce lo stress come una minaccia e risponde opponendo resistenza, aumentando la fatica percepita e riducendo l’aderenza nel tempo. Il benessere non è una risposta immediata, ma un processo adattativo. Il sistema neuromuscolare, metabolico e ormonale ha bisogno di gradualità, ripetizione e sicurezza per integrare un nuovo comportamento come parte stabile della routine.
Le evidenze scientifiche confermano ciò che l’esperienza pratica mostra da anni: sono le micro-abitudini a produrre i cambiamenti più duraturi. Routine semplici, realistiche e sostenibili permettono al sistema nervoso di adattarsi senza entrare in modalità di allerta. Muoversi con regolarità, anche per tempi contenuti, migliora la sensibilità neuromuscolare, la percezione corporea e la motivazione intrinseca. Dal punto di vista psicologico, un obiettivo raggiungibile rinforza il senso di autoefficacia, elemento chiave per mantenere un comportamento nel tempo.
Lo stesso vale per l’alimentazione: piccoli aggiustamenti consapevoli e sostenibili hanno un impatto metabolico e comportamentale molto più efficace di qualsiasi cambiamento radicale non integrato.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è il focus. Il cervello gestisce meglio pochi obiettivi chiari piuttosto che molti stimoli in competizione. Disperdere l’attenzione su troppi propositi aumenta la probabilità di abbandono. Scegliere un’area prioritaria, come il movimento, il respiro o la qualità del riposo, permette di creare un circuito virtuoso: il miglioramento in un ambito genera benefici anche negli altri. È un principio condiviso tanto dallo yoga quanto dalla fisiologia dell’esercizio, perché il corpo funziona come un sistema integrato.
Fondamentale, infine, è il rinforzo positivo. Riconoscere i piccoli progressi, valorizzare la costanza e celebrare il processo, non solo il risultato finale, è ciò che trasforma un proposito in uno stile di vita.
Il nuovo anno non dovrebbe diventare una nuova pressione, né una corsa verso una versione idealizzata di noi stessi. Può essere, invece, uno spazio di ascolto più profondo, in cui il cambiamento nasce dal rispetto del corpo e dei suoi tempi. Forse il vero proposito non è fare di più, ma fare con maggiore consapevolezza. E forse il vero Sankalpa è proprio questo: scegliere un percorso che non ci allontani da noi, ma che ci riporti, passo dopo passo, a sentirci allineati.
Se c’è una cosa che ho imparato nel mio lavoro, tra fitness, yoga e anni di pratica con le persone, è che il benessere non nasce mai dalla forzatura. Nasce dall’ascolto, dalla continuità e dalla capacità di rispettarsi davvero. Il mio augurio per questo nuovo anno non è quello di fare tutto meglio, ma di fare le cose con più presenza. Di scegliere percorsi sostenibili, che ti facciano sentire bene mentre li percorri, non solo quando pensi di essere arrivato o arrivata da qualche parte.
Concediti il tempo di osservarti, di lasciare andare ciò che non ti appartiene più e di costruire, passo dopo passo, qualcosa che sia davvero tuo. Il cambiamento non ha bisogno di rumore: ha bisogno di verità, costanza e gentilezza.
Io, come sempre, sono qui per accompagnarti. Buon Anno Nuovo.
Sabrina 🌿